Ville e Giardini

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Ville e Giardini 2017-05-16T13:43:31+00:00

I GIARDINI DI VILLA CARLOTTA

Edificata sul finire del Seicento per il marchese Giorgio Clerici, la villa rispondeva fedelmente ai canoni del tardo barocco lombardo, con un disegno simmetrico che ancora oggi domina la scena del fronte principale, con la vasca dell’Arione di Metimna, le terrazze con la celebre collezione di agrumi in piena terra e le scalee. L’impostazione formale fu in parte rimaneggiata dal 1801, quando la proprietà passò a G.B. Sommariva, raffinato collezionista di opere d’arte neoclassica, alcune delle quali si possono ammirare nel Museo. A lui si devono le trasformazioni di vaste aree del giardino, sulla base dei nuovi canoni del giardino all’inglese, con l’obiettivo di inserire il vecchio giardino formale in un variegato contesto rurale, peraltro già iniziato dal Clerici, fatto di “olivi e vigne, boschetti e campicelli, praticelli e orti”.

Sulla stessa direttrice si posero anche i proprietari successivi: la principessa Marianna di Nassau (1843) e sua figlia Carlotta, maritatasi nel 1850 con il duca Georg II von Sachsen-Meiningen. I lunghi viali longitudinali furono decorati con migliaia di rododendri e azalee, che tuttora costituiscono la grande attrattiva primaverile del giardino. Sempre a quell’epoca risalgono altre rinomate soluzioni: il ‘Giardino vecchio’ con la ‘Cascata dei Nani’, la ‘Valle delle felci’, il ‘Bosco dei rododendri arborei’ e il giardino roccioso. Fra le novità più recenti: il ‘Giardino dei bambù’ e il Museo degli attrezzi agricoli. Il volto moderno del complesso non è mutato, anche dopo il 1927, quando la gestione fu affidata a un Ente Morale presieduto dal conte Giuseppe Bianchini. Nel tempo, Villa Carlotta è diventata un raffinato e ricco giardino botanico: un recente censimento (2008) ha accertato la presenza di 800 tra specie e varietà, per un totale di oltre 1000 alberi (su cui svetta un’enorme Pseudotsuga menziesii ‘Glauca’) e altrettanti arbusti, con 400 camelie, 250 rododendri e 200 rose.

villa carlotta
villa carlotta

Villa Carlotta

Via Regina, 2 – 22019 Tremezzo, Como
Tel. (+39) 0344 40405
segreteria@villacarlotta.it

Apertura

dal 14 marzo al 28 marzo e dal 20 ottobre al 9 novembre

Orario:
10.00 – 18.00
(chiusura biglietteria ore 17.00)
(chiusura museo ore 17.30)

dal 29 marzo al 19 ottobre

Orario:
9.00-19.30
(chiusura biglietteria ore 18.00) (chiusura museo ore 18.30)

Ingresso

€ 9,00 Adulto
€ 7,00 Over 65
€ 5,00 Studente
Bambini (da 0 a 5 anni) ingresso gratuito
€ 7,00 Comitive oltre 20 persone
€ 3,50 Scolaresche oltre 20 persone

Villa del Balbianello

Il complesso del “Balbianello” è uno degli esempi più armoniosi di villa-giardino, il cui fascino, ancor più che da questo o quel dettaglio, si sprigiona dall’ambiente nel suo insieme, soprattutto se osservato dal lago.

Edificata su di un promontorio del lago di Como, il Dosso di Lavedo, la villa ha origini che risalgono al Settecento, il secolo che vide l’esplosione del fenomeno socio-culturale delle cosiddette “ville di delizia”.

Il genius loci in questo caso fu il cardinale milanese Angelo M. Durini, il quale, dopo aver trascorso lunghi periodi da nunzio pontificio all’estero, decise di trascorrere i suoi ultimi anni in uno dei luoghi più piacevoli di Lombardia, fra il “lago di Diana” (il golfo di Campo) e il “lago di Venere” (Lenno).

Il prelato, pur possedendo già la Villa del “Balbiano”, pretese un sito più impervio e quasi isolato, dove ricevere personaggi frivoli, ma anche filosofi e letterati, come l’abate Parini che gli dedicò l’ode “La Gratitudine”.

Il luogo fu amato e impreziosito anche dai proprietari successivi:

i Porro Lambertenghi, gli Arconati Visconti e il famoso esploratore Guido Monzino, che nel 1988 lo donò al Fondo per l’Ambiente Italiano.
Se la casa giocò un ruolo importante, non minore fu quello del giardino, il quale peraltro non poteva aderire ai principi della formalità postbarocca, perché l’ambiente naturale non l’avrebbe consentito.
Prevalse dunque il disegno di impronta paesistica, che ancor oggi viene adottato e scrupolosamente perfezionato.

Di grande impatto è il patrimonio arboreo (lecci, platani, magnolie, cipressi, pini e faggi), alcuni dei quali sono potati in arte topiaria. Non mancano le piante profumate (glicini e Osmanthus), così come è decantato il rampicante Ficus pumila, che ricopre l’intero portico-loggiato, dove il Durini si dice amasse sorbire il suo caffè.

Villa del Balbianello

Via Comoedia 5, 22016 Lenno (CO)
Info: +39 0344 56110
www.fondoambiente.it

Apertura

da metà marzo: 10.00-18.00

Aperto tutti i giorni, a parte il lunedì e il mercoledì non festivo.

Ultimo ingresso ai giardini: 17.15

Ultimo ingresso alla villa: 16.30

Ingresso

Giardini:

Adulti: € 8.00

Dai 4 ai 14 anni: € 4.00

Bambini fino ai 4 anni: gratuito

Giardini e villa con visita guidata:

Adulti: €17.00

Dai 4 ai 14 anni: € 8.50

Bambini fino ai 4 anni: gratuito

Palazzo Gallio

Ottenuto nel 1580 il cosiddetto “Feudo delle Tre Pievi” (Sorico, Dongo e Gravedona), il cardinale Tolomeo Gallio, potente e ricchissimo proprietario di numerose dimore lariane, anche sull’alto lago volle che un abile architetto (Pellegrino Tibaldi) gli progettasse un palazzo rispondente a obiettivi più politico-strategici che non estetici.

Il sito ove nel 1586 fu eretto il suo palazzo-castello, di impronta “feudale”, era a diretto contatto con il lago, dominando l’intera porzione settentrionale del bacino, di fronte al monte Legnone e non lontano dalla Val Chiavenna e dalla Valtellina. Tuttavia, come ricorda una lapide marmorea sotto il portico, fin da allora vi erano anche “giardini, fonti e piscine”.

Ereditato dai suoi nipoti, i duchi d’Alvito, e in seguito trasmesso a numerosi altri proprietari, sino all’attuale Ente pubblico della Comunità Montana Alto Lario Occidentale, il palazzo si è sempre trovato chiuso fra il lago, da un lato, e la strada Regina dall’altro.

Di conseguenza, il giardino è costituito da tre comparti che circondano l’edificio, uno a fronte dell’ingresso e gli altri due lateralmente, con quello di sinistra collegato tramite una scalinata alla darsena.

È facile intuire che qui dovettero abbondare specie ricadenti, in grado di ricoprire i muraglioni prospicienti il lago.

Con il passare del tempo, molto di quanto doveva essere stato realizzato in stile formale fu sostituito da aiuole ed essenze all’inglese, grandi conifere, magnolie e camelie. Tuttavia, il giardino superiore o d’ingresso, pur ospitando alberi discordanti con i modelli rinascimentali (due esemplari di Magnolia grandiflora ai lati della scalinata), ha mantenuto un disegno formale, soprattutto nel vialetto centrale ove è una bella vasca ornata da erbacee perenni, mentre ai lati si allungano siepi in bosso.

palazzo-gallio

Palazzo Gallio

Via Regina Levante 2
22015 Gravedona
tel. 0344 85218
fax 0344 85237
www.cmaltolario.it

Apertura

Dal lunedì al venerdì

dalle 9.30 alle 16.30

Ingresso

Ingresso gratuito

Villa Giulini e il parco

Fiorente fin dal secolo XII, la famiglia Erba ebbe da Federico I imperatore il privilegio d’innalzare sulla propria arma l’aquila dell’Impero. Poco dopo la metà del XIV secolo, gli Erba si stabilirono in Como ricoprendo spesso la caricadi decurioni.

Alessandro Erba, sposandosi con Lucrezia, figlia unica di Livio Odescalchi e sorella di Papa Innocenzo XI, generò Antonio Maria Baldassarre, il quale fu adottato da Livio Odescalchi a condizione che aggiungesse questo cognome al proprio (1709).

Inseriti nel patriziato milanese nel 1676, diventarono marchesi nel 1684. Proprietari di case e terreni in Breccia e in Lazzago fin dagli inizi del XVI secolo, gli Erba già nel 1617 avevano una “possessione in Lazzago con casa de patrone, giardino, torchioet columbara”.

La grande villa, eretta in sontuose forme barocche, fu ceduta nel 1836 alla nobile famiglia dei conti Giulini, originari del lago di Como, i quali, pur essendosi trasferiti in Germania, continuano a curare e frequentare la proprietà di Lazzago, comprendente, oltre alla villa principale, altri edifici di servizio, un roccolo, una vecchia ghiacciaia, una chiesetta (S. Grato) e una cascina del Trecento, detta dei ‘Tre Camini’, allora appartenente ai Mugiasca.

L’area ornamentale è formata da due giardini: quello formale circonda la villa ed è stato rifatto nella seconda metà del XX secolo secondo le geometriche regole dello stile barocco, ma con digressioni informali.

Il giardino paesistico fu probabilmente creato, con dimensioni modeste, a metà Ottocento, per poi ingrandirsi fino a stemperarsi nel vasto bosco che ricopre la collina retrostante.

Sul lato occidentale dell’edificio sono posti gli alberi più vecchi (Magnolia grandiflora, Cedrus deodara, Platanus x acerifolia), mentre in direzione del roccolo, sfruttando la natura movimentata del terreno, furono messe a dimora conifere esotiche e latifoglie di grande effetto (tigli, ippocastani, querce rosse).

Villa Giulini

Via Lazzago 21 – 22100 Como
tel. 031.521300
fax 031 524630
www.lazzago.com

Apertura

Apertura da marzo a ottobre

Ingresso

Solo visite guidate previo appuntamento

Villa Saporiti

Leopold Pollack, noto architetto lombardo (di origini austriache) a cavallo tra fine Settecento e Ottocento, autoredi numerosi interventi riguardanti dimore private o edifici pubblici (Villa Reale a Milano), dal 1780-90 si dedicò conpassione alla progettazione di giardini all’inglese a Bergamo e Varese e in tutto il territorio comasco.

Sul lungolago di Como-Borgovico, fra il 1790 e il 1793, fu chiamato a progettare una villa per la marchesa Eleonora Villani nata Doria, grazie alla quale raggiunse forse l’acme della notorietà, anche per la singolarità del disegno dell’edificio, caratterizzato dall’ampio salone ellittico, in aggetto rispetto al corpo del fabbricato.

Di qui, la denominazione ‘La Rotonda’, con cui la villa viene ricordata nella storia dell’architettura civile. Il salone curvilineo è la parte più interessante del progetto; a un interno elegante ma formale si contrappone un esterno dalle linee sobrie e leggiadre, di gusto neoclassico. A breve distanza dalla riva del lago, la sagoma curva del salone si stempera e si integra con la pur ridotta fascia di giardino, cui spetta il compito di operare una mediazione fra l’edificio e le acque lacustri. I brevi parterre e le aiuole fiorite, ai cui lati si alzano poche specie arboree, sono di fondamentale importanza per comporre la cornice in cui inserire il tranquillo e accattivante paesaggio lariano.

La composizione floristica è contenuta e pressoché frugale, fatta soprattutto di arbusti sempreverdi, tra i quali alcune macchie di elegantissime camelie. Fra gli ospiti della villa, oltre allo zar di Russia, vi fu tutto l’entourage napoleonico: l’imperatore stesso, ma anche Giuseppina ed Eugenio di Beauharnais.

Dai Villani-Novati, la villa passò poi alla famiglia Rocca-Saporiti e infine ai marchesi Gropallo, che la vendettero all’Amministrazione Provinciale di Como. Il giardino di Villa Saporiti è collegato con quello della vicina Villa Gallia.

Villa Saporiti

Via Borgovico 150 – 22100 Como
tel. 031 230816
infograndieventi@provincia.como.it

Apertura

Apertura previo appuntamento telefonico

Villa Gallia

Sulle rovine della raffinata residenza di Paolo Giovio, detta ‘Il Museo’, costruita fra il 1537 e il 1543 per ospitareuna ricca collezione di ritratti, sorse nel 1615 la villa (inseguito detta ‘La Gallia’) che Marco Gallio volle erigere peroccupare, anche simbolicamente, un luogo intriso di memorie d’arte e cultura.

Marco, nipote del celebre cardinale Tolomeo Gallio, umanista e uomo di elevata erudizione, aveva seguito lo zio a Roma, ma volle trascorrere in Borgovicogli ultimi suoi anni, facendosi costruire questa villa che, come attesta una lapide, fu abbellita “con giardini e fontane”.

La Gallia e le sue aree ornamentali riuscirono adattraversare i secoli, sia pure con modifiche sostanziali nel corso dell’Ottocento, quando il complesso pervenne al ricco barone Sabino Leonino che lo restaurò con cura, costruendo una darsena e le scuderie.

Il giardino a monte, in un primo tempo impostato con rigidi canoni formali, fu rifatto nel medesimo stile dall’architetto Lodovico Pogliaghi ai primi del Novecento, quando ne diventarono proprietari i Crespi (1901), con l’inserimento di una serra vittoriana poi scomparsa nel 1963, quando fu costruito un edificio scolastico. Passata in proprietà all’Amministrazione provinciale di Como nel 1957, la Gallia viene ora utilizzata per fini istituzionali.

Del suo giardino formale è rimasto quanto basta per intuirne la grandiosità del passato. A monte, si ammira solo il tracciato del viale prospettico, con il secentesco ninfeo rivestito di ciottoli colorati, vagamente rassomigliante al ‘Mosaico’ di Villa d’Este.

Nello spazio a lago si è invece realizzato un connubio tra la formalità, sul fronte dell’edificio, di aiuole simmetriche bordate da alcuni cipressi e un esile cenno informale di arbusti e alberelli da fiore: agrifogli, palme, corbezzoli, allori, magnolie e camelie.

Il giardino di Villa Gallia è collegato con quello della vicina Villa Saporiti.

Villa Gallia

Via Borgovico 148 – 22100 Como
tel. 031.230816
infograndieventi@provincia.como.it

Apertura

Apertura previo appuntamento telefonico

Gera Lario e la Chiesa di San Vincenzo

Gera Lario è un piccolo centro posto all’estremità della sponda occidentale dell’Alto Lario, si trova allo sbocco del torrente Gera e ai piedi del Montemezzo, è oggi una delle mete turistiche preferite dagli appassionati di sport d’acqua.

A supporto di queste attività esistono moderne strutture private e pubbliche tra le quali il nuovo lido e il nuovo porto.Si ipotizza che il nome -Gera- derivi dalla parola greca -leréus-, sacerdote, a indicare la presenza di un luogo di culto.Sulle case, affacciate all’unica piazza allungata lungo la Strada Regina ed ombreggiata da secolari platani, rimangono numerosi affreschi sacri dei secoli XVI e XVII.

Chiesa di S. Vincenzo di Gera Lario

Fu eretta a cavallo dei secoli XI e XII, a fianco dell’omonimo torrente, proprio dove un tempo sorgeva una villa romana e ricostruita nel Quattrocento. Sullo stipite sinistro del portale vi è inserita una lapide romana sulla quale i genitori ricordano il bimbo – dolcissimo e desideratissimo -.Durante i lavori di restauro effettuati nel 1964/65, sotto l’abside, sono stati scoperti un mosaico pavimentale risalente al II secolo e le fondamenta della prima chiesa.

La facciata, a capanna, è coronata di archetti in cotto ed è preceduta da un pronao, è aperta da due monofore, da due finestre e da un occhio anch’esse corniciate in cotto.All’interno si possono ammirare gli stupendi affreschi della volta raffigurante gli Evangelisti.

Di pregevole fattura è il Polittico dell’altare maggiore datato 1547.

Chiesa dei Santi Gusmeo e Matteo

La chiesa romanica è circondata da un grande parco di platani, per tradizione eretta sul luogo dove, così dice la leggenda, furono martirizzati e sepolti i due Martiri, i cui corpi furono ritrovati verso la metà del duecento.

L’antico edificio altomedioevale, originariamente dedicata a San Fedele, doveva essere a pianta centrale polilobata per la sua funzione di mausoleo. Nel 1533 dopo averne invertito l’orientamento, aggiungendo un elegante pronao appoggiato su colonne ed un presbiterio, l’edificio fu intitolato ai due martiri.

L’intervento decorativo di maggior importanza è “la Gloria di Dio Padre e degli Angeli” affrescata nel 1608 da Giovanni Mauro della Rovere, detto il Fiammenghino, sulla volta del presbiterio.

Più tarde sono invece le tele alle pareti con il “Giudizio dei SS. Gusmeo e Matteo”, il “Martirio dei Santi” e il “Trasporto delle reliquie”, avvenuto nel 1637 dal centro della chiesa all’altare maggiore per volontà del vescovo Carafino. Completano l’arredamento del presbiterio l’altare in marmi policromi e due tele entrambe con il “Cristo della passione”.

Meritevoli d’attenzione sono anche: la pala secentesca della “Madonna del Rosario con San Domenico e devoti” ed uno stendardo in seta custoditi nella cappella della Vergine del Rosario.

A questa chiesa è legata una secolare fiera del bestiame (11-12 settembre) che si portava oltre che via lago, perfino “dagli Svizzeri” attraverso il Passo di S. Jorio.

Villa Melzi

Cenni storici

I giardini di villa Melzi si stendono lungo la riva del lago e si inseriscono armoniosamente nel quadro collinare della penisola di Bellagio che divide i due rami del Lario.

Al loro interno la villa, la cappella e la serra degli aranci, oggi allestita a museo storico, sono una splendida espressione di stile neoclassico, e come tali dichiarati monumento nazionale.

Il complesso fu realizzato tra il 1808 e il 1810 per Francesco Melzi d’Eril (1753-1816), duca di Lodi, vice presidente della Repubblica Italiana con Napoleone e, successivamente, gran cancelliere del Regno Italico.

Egli affidò l’incarico all’architetto e ornatista Giocondo Albertolli (1742-1839), esponente di grande rilievo del neoclassicismo,  quale chiese una villa di aspetto sobrio e elegante, le cui linee e volumi semplici mettessero ancor più in risalto il meraviglioso paesaggio circostante.

Dimora di Melzi al termine della carriera politica e sua residenza estiva fino alla morte (1816), la villa venne  decorata ed arredata dai più noti artisti dell’epoca: oltre a Giocondo Albertolli, autore di gran parte degli arredi e della decorazione interna, si segnalano i pittori Andrea Appiani (1754-1817) e Giuseppe Bossi, (1777-1815), Alessandro Sanquirico (1777-1849), gli scultori Antonio Canova (1757-1822), Giambattista Comolli (1775-1830), Pompeo Marchesi (1789-1858), il bronzista Luigi Manfredini (1771-1840).

I giardini all’inglese,arricchiti da sculture, furono progettati dell’architetto Luigi Canonica e dal botanico Luigi Villoresi, entrambi responsabili della sistemazione del parco della villa Reale di Monza.

Per l’apporto di insigni artisti e tecnici e per lo speciale accordo che si era instaurato con Francesco Melzi,l’insieme configura un luogo di rara armonia, ammirato tra gli altri da Stendhal che ne descrisse la bellezza in Rome, Naples, Florence nel 1817.

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Villa Monastero

Villa Monastero, di proprietà della Provincia di Lecco, è una delle principali attrattive del territorio per la sua posizione strategica in termini storico-paesaggistico-ambientali e per i differenti servizi forniti dal compendio; il nucleo centrale è rappresentato dalla Casa Museo che, nel 2004, ha ottenuto il riconoscimento museale di Regione Lombardia ed è interamente accessibile al pubblico con il suo percorso espositivo che si sviluppa in 14 sale.

In questa storica dimora lariana ha sede anche un Centro Convegni conosciuto a livello internazionale per le lezioni di fisica tenute nel 1954 dal Premio Nobel Enrico Fermi; ogni anno la Società Italiana di Fisica organizza a Villa Monastero i propri corsi.

La Villa, con le sue molteplici possibilità di scelta, offre a enti, università, aziende, associazioni e centri di ricerca la possibilità di tenere convegni, seminari, corsi di formazione, workshop e altre manifestazioni culturali in una location estremamente suggestiva.

La Villa è circondata da un Giardino botanico che si estende per quasi 2 chilometri lungo il fronte lago da Varenna a Fiumelatte e conta annualmente quasi 65.000 visitatori, offrendo opportunità di svago e di apprendimento grazie alla presenza di numerose e rare specie arboree autoctone ed esotiche.

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